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senza far ricorso alla suddivisione, che potrebbe essere utile in un secondo
momento per una ulteriore riflessione dell'argomento specifico.
Se il primo elemento essenziale della fede evangelica è la rivelazione di Dio nella Bibbia, il secondo, insieme a tutti i benefici che ne derivano, è la croce di Cristo.
Una delle più chiare affermazioni dell'apostolo Paolo a riguardo è questa:
Non è facile trovare una parola equivalente al verbo greco Kauchasthai.Potrebbe essere tradotto vantarsi, gloriarsi, inorgoglirsi, o anche vivere per.
Cioè kauchasthai è la nostra ossessione. Essa cattura la nostra attenzione, riempie i nostri orizzonti e domina le nostre menti. Questo era per Paolo la croce.
La croce di Cristo è il centro della sua fede, della sua vita, e del suo ministerio.
Dovrebbe essere allo stesso modo, il nostro centro. Gli altri possono essere ossessionati
dal denaro, dal successo, dalla fama, dal sesso, o dal potere, ma chi segue Gesù Cristo deve essere ossessionato dalla Sua croce
Questa non è una particolarità di Paolo, anzi la croce ha una posizione centrale nella sua vita perchè lo è stata nella vita di Gesù. Lo stesso Gesù, infatti, molte volte aveva predetto la necessità della sua sofferenza, affermando che era necessario che il Figlio dell'Uomo soffrisse molte cose, fosse respinto dagli anziani, dai capi sacerdoti, dagli scribi, e fosse ucciso e dopo tre giorni risuscitasse.
Marco 8:31 (cfr. 9:2112,31; 10:34,45)
Gesù ha parlato della Sua morte come dell'ora decisiva.
Giovanni 12:23,27
Egli da informazioni riguardo al Suo funerale e invita i suoi a ricordarlo mangiando del pane e bevendo del vino. Addirittura chiama pane il Suo corpo dato per loro e vino il Suo sangue versato per loro.
E questa è una chiara indicazione che i due elementi parlano principalmente della Sua morte, cioè ... è soprattutto per la sua morte che devono ricordarlo.
Ecco perchè il cristianesimo ha fatto bene a scegliere la CROCE come simbolo del Suo messaggio.
A dire il vero ci sarebbero state diverse possibilità riguardo alla scelta del simbolo.
Dove il bambino Gesù era stato posto. Simbolo dell'incarnazione
Simboli della dignità del lavoro umano
Con la quale i discepoli e Gesù si spostavano nel lago di Galilea. Simbolo del ministerio e insegnamento di Gesù.
Con il quale Gesù ha lavato ed asciugato i piedi dei discepoli. Simbolo dell'umile servizio
Nella quale Gesù è stato riposto dopo la Sua morte e dalla quale è risorto. Simbolo della Resurrezione.
Sul quale Gesù è oggi seduto alla destra del Padre. Simbolo della Sua assoluta Sovranità.
Simboli dello Spirito Santo.
Ognuno di questi simboli poteva diventare il simbolo della FEDE CRISTIANA.
Invece la scelta è ricaduta sulla CROCE
La vediamo ovunque. Sulla cima delle vette, al collo di uomini e donne, come spilla, come disegno, utilizzata per gli scopi più nobili e ... purtroppo più ignobili.
Questo perchè la fede cristiana è la fede in Gesù crocifisso.
In questa fede siamo chiamati a vivere, servire e morire.
Certo non dobbiamo mai separare la crocifissione di Gesù dall'incarnazione e dalla resurrezione. La sua morte non sarebbe stata efficace se non fosse stata preceduta dalla sua nascita unica e se non fosse stata seguita dalla sua resurrezione unica. Solo l'uomo-Dio poteva morire per i nostri peccati e solo la resurrezione poteva convalidare la sua morte. L'apostolo Paolo testimonia di tutto questo legando i tre eventi.
Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti. 1 Timoteo 2:5In questo verso Gesù è definito “mediatore”, “uomo” e “riscatto”, poiché egli è stato l'uomo incarnato, che è morto come riscatto e che è stato esaltato come nostro mediatore celeste. I tre elementi sono strettamente collegati. Eppure, anche se nessuno è sufficiente senza gli altri due, è la sua morte che occupa un posto centrale. La nascita di Gesù guarda ad essa, mentre la resurrezione la richiama e la convalida.
Consideriamo alcune grandi affermazioni apostoliche riguardo alla morte di Gesù Cristo:
e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede (Eb 10:19-22)
"Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra". Apocalisse 5:9
Questa è solamente una breve selezione, dove diversi autori (i principali del NT) testimoniano la stessa verità centrale, cioè che con la sua morte in croce Gesù Cristo ha pagato per i nostri peccati ed ha conquistato la nostra salvezza.
La croce domina tutto il Nuovo Testamento.
Perché la croce è centrale? Perché Paolo si gloria solo nella croce? Nel mondo greco-romano del primo secolo la croce era considerata con disgusto. Come è possibile che Paolo si vanti di questo simbolo di vergogna? Cosa vuole dire?
Ci vantiamo della croce perché siamo stati accettati da Dio. Non 'c'è nessun altro modo per essere accettati da Dio. Nessuno può presentarsi davanti al Dio santo basandosi solo sulla propria moralità. Non siamo adatti per avvicinarci a Lui, nessuno infatti ha mai potuto sopportare la sua presenza (Esodo 3:6; Ez 1:28; Ap 1:17). Presentarsi “impreparati” davanti al suo trono significa la consumazione sicura.
Una delle caratteristiche evangeliche è la consapevolezza della nostra peccaminosità, della maestosa sovranità di Dio e della assoluta incompatibilità di queste due cose. Senza tale consapevolezza la nostra comprensione della necessità e della natura della croce risulterebbe senz'altro non adeguata.
La croce sottolinea la gravità della peccaminosità umana. Questo non è pessimismo catastrofico riguardo alle conseguenze della caduta originaria. È un aspetto della depravazione totale. Cioè, a causa del peccato, ogni caratteristica umana, l'intera natura umana, è distorta, infettata.
Certo, l'immagine di Dio, di cui ogni uomo è portatore non è stata completamente distrutta (Gen 9:6; Giac 3:9), ma la depravazione totale indica che anche le migliori azioni dell'uomo non sono mai prive di subdolo egoismo.
Questo punto è di importanza primaria. Illuminare il peccato significa, di conseguenza, illuminare la salvezza e la croce. Negare il giusto giudizio di Dio è una caratteristica dei falsi profeti, che “dicono pace, ma pace non c'è”. Davanti ad un muro che sta per crollare non è sufficiente dare una mano di bianco! Non si possono curare le ferite profonde con dei semplici cerotti, e poi affermare che non è nulla di grave. Senza Cristo, la nostra condizione umana è realmente in una condizione negativa. Siamo perduti e peccatori.
Le nostre stesse biografie personali sono una conferma della realtà del peccato, della natura paradossale della realtà umana. Il peccato è egoismo e ribellione. Lutero diceva il vero quando descriveva l'uomo caduto e non rigenerato come “homo in se incurvatus” – uomo incurvato in sé. Nelle sue lezioni sull'epistola ai Romani, Lutero scriveva che la nostra natura è talmente incurvata in sé stessa che spesso usa “Dio stesso per raggiungere i propri fini” … e tale inclinazione, incurvatura, è “naturale” per ognuno di noi.
Emil Brunner, importante teologo svizzero, non esagerava quando affermava che è superficiale “chiunque non abbia capito che il male è connaturato con le radici della sua personalità”, o come dice Gesù, proviene dal nostro cuore (Matteo 7:20-23).
Eppure non siamo arrivati in fondo alle possibilità del male. Il peggio deve ancora venire. Il peccato non è solo la natura umana corrotta, egoistica, autocentrata e autoossessiva, il peccato è soprattutto ribellione contro Dio. Sicuramente non lo abbiamo amato con tutto il nostro essere, anzi siamo colpevoli di sfiducia, di arroganza, del desiderio di essere uguali a Dio.
Il peccato è il desiderio dell'autonomia dell'uomo, e in ultima analisi è la negazione di Dio e la contemporanea auto-deificazione dell'uomo: è l'uscita di scena del Signore Dio e la proclamazione della sovranità del sé.
Visto nella sua essenza il peccato è sempre il tentativo di detronizzare Dio e di incoronare l'io. È evidente che siamo incapaci di fare qualsiasi cosa che possa guadagnare l'approvazione e l'accettazione di Dio. Certo, molte voci religiose ci assicurano che questo è possibile, come se fosse fattibile accumulare meriti, migliorare il nostro status davanti a Dio.
L'alternativa è chiara, o siamo peccatori e quindi esiste la necessità di una soluzione nuova o radicale, o tutto quello che la Bibbia dice è falso e allora siamo veramente, come molti affermano, delle semidivinità ad elevato potenziale. Solo la Bibbia insiste non solo nel sostenere che siamo peccatori, ma anche che noi siamo sotto il giudizio di Dio e quindi l'auto salvezza è impossibile, ma abbiamo l'unica speranza nella croce.
A questo punto possiamo ritornare alla lettera di Paolo ai Galati, e quindi alla croce ed all'unica possibilità di essere accettati da Dio.
Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: "Maledetto chiunque è appeso al legno") – Galati 3:13Queste parole sono state descritte come quasi shockanti” perché dichiarano che l'unica via attraverso il quale possiamo essere redenti dalla maledizione della legge – cioè dal giudizio che la legge di Dio pronuncia verso tutti coloro che disobbediscono ad essa – è che Cristo la ha portata nella croce, egli ha assunto nella sua persona innocente la condanna che noi meritavamo.
Questa è la “sostituzione penale”, il vero segno distintivo del cristianesimo evangelico (Packer). Solamente perché Cristo ha portato su di se la maledizione che meritavamo, noi possiamo essere eredi della benedizione (Gal 3:6-14).
Dobbiamo stare attenti dalle confusioni che alcuni propongono come dottrina cristiana.
Finora abbiamo riflettuto sulla totale depravazione umana e sulla centralità della croce. Siamo peccatori che meritano l'inferno. L'espressione può sembrare arcaica, ma è accurata. Pensiamo realmente che siamo adatti per essere ammessi alla presenza di Dio? Sicuramente no, il semplice pensiero sarebbe pretestuoso.
Siamo adatti solo ad essere esclusi. Eppure, malgrado quello che siamo,
Anzi ha dimostrato il suo amore unico per noi. Infatti, mentre eravamo peccatori, senza Dio, senza speranza, nemici di Dio, Cristo è morto per noi. (Rom. 5:6-10) È quasi incredibile, ma è tutto vero.
Negare questo e fare di noi stessi dei “nemici della croce” (Fil 3:18); invece confessare questa verità significa unirsi alla compagnia di coloro che spendono l'eternità a adorare “l'Agnello che è stato immolato” (Ap. 5:12).
La croce ha diversi significarti.
Essa è la rivelazione ultima dell'amore e della giustizia di Dio, è la conquista e la vittoria sul male, è la base della nostra salvezza, è l'esempio supremo del sacrificio, è il più potente elemento della devozione cristiana.
La salvezza ottenuta dalla croce è illustrata nel Nuovo Testamento in una molteplicità di modi, come propiziazione, redenzione e riconciliazione. I cristiani evangelici hanno sempre insistito, però, che il modello più ricco è significativo è la giustificazione.
“Giustificazione per fede” è stata la parola d'ordine della riforma protestante. Lutero la ha definita come “il principale articolo di tutta la dottrina cristiana”, il segno distintivo del cristianesimo autentico.
Ma che cosa è la giustificazione?
È senz'altro un termine legale, preso in prestito dai tribunali, è l'opposto di condanna. Quando Dio giustifica i peccatori, Egli dichiara, pronuncia una sentenza, anticipando l'ultimo giorno, affermando che non solo ha perdonato tutti i loro peccati, ma li ha anche assicurato di poter stare alla sua presenza.
Ci sono cinque aspetti della giustificazione del NT che è importante avere presenti.
Ecco la grande dottrina della giustificazione.
Essa ha origine dalla grazia di Dio ed ha il suo fondamento nel sangue di Cristo. Il suo contesto è gioire in Cristo, il suo mezzo è la fede e i suoi frutti sono le buone opere. Per Paolo era talmente centrale ed importante da rendere indifferente alla sofferenza ed al pubblico biasimo per avere corretto Pietro, piuttosto che compromettere quella che lui chiama “la verità del vangelo”, la fede evangelica (Gal. 2:11-17).
Se la giustificazione era la parola d'ordine della Riforma, essa rappresenta anche il punto centrale del contrasto con Roma. I cattolici sono ancora oggi disturbati da quest'insegnamento. In particolare sono in disaccordo con la prospettiva legale dei riformatori, e preferirebbero che la giustificazione si riferisse non ad un verdetto legale ma ad un cambiamento morale.
Per loro tutto rischia di diventare “finto”, poiché i peccatori potrebbero non cambiare i loro comportamenti. Per questo il Concilio di Trento insegna che la giustificazione include sia il perdono sia il rinnovamento, quindi la persona battezzata è purificata da tutti i peccati (passati e presenti) ed è simultaneamente “infusa” da una nuova giustizia sopranaturale.
La controversia continua. Gli evangelici insistono che la dottrina della giustificazione non è immorale, anzi, genera la giustizia. Insistendo che giustificare significa “dichiarare” e non rendere giusto, gli evangelici enfatizzano che la giustificazione è sempre accompagnata dalla rigenerazione. Chiunque sia giustificato da Dio è simultaneamente rigenerato. Inoltre questa nuova nascita porta ad una nuova vita, la giustificazione è seguita dalla santificazione.
Esistono alcune utili distinzioni tra la giustificazione e la santificazione.
GIUSTIIFICAZIONEÈ il verdetto giuridico di Dio che dichiara giusto il peccatore. Dio giustifica il peccatore attraverso la morte del Suo unico Figlio. È istantanea, accade immediatamente quando Dio dichiara giusto il peccatore. È completa, non ha gradi o stadi. Non saremo più giustificati nel giorno della nostra morte di quanto lo fossimo nel giorno della conversione.È solo per fede senza le opere. Essa è interamente opera di Cristo. |
SANTIFICAZIONEÈ l'azione morale, ciò che rende (fa) giusto il peccatore. Dio santifica il peccatore attraverso la rigenerazione e la dimora del Suo Spirito. È graduale, inizia quando siamo giustificati e continua a crescere con l'opera dello Spirito Santo che ci trasforma nell'immagine di Cristo (2 Cor. 3:18). È incompleta, inizia quando siamo convertiti e rigenerati e continua per tutta la nostra vita nella terra e sarà completa quando Cristo ritorna. Solo allora “saremo simili a Lui, perché lo vedremo come egli è” (1 Gv 3:2).È per fede e per opere. Oltre ad affidarci a Dio, siamo invitati a pregare, vegliare e purificarci. |
La croce non è solo la via della salvezza, essa è anche la via della santità e del perdono. Leggendo attentamente questo verso notiamo che Paolo, pur riferendosi solo alla croce, segnala tre crocifissioni:
Quindi Gesù Cristo, il mondo senza Dio e noi stessi, siamo stati crocifissi nella stessa croce. E in Gal. 5:24
Questa è in realtà l'elaborazione di Paolo della chiamata di Gesù a prendere la croce e seguirlo (Mc 8:34).
Se fossimo vissuti in quei giorni in Palestina, quando il paese era occupato dai soldati romani, e se avessimo visto un uomo camminare per strada con una croce nelle sue spalle, non avremmo potuto domandargli “Mi scusi, cosa sta facendo?”.
Paolo ci ha già introdotti all'argomento in Galati 2:20:
Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!
Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri.
Nonostante le differenze, questi versi affermano la stessa verità:
Cristo è morto come nostro sostituto, al posto nostro, affinché noi non dobbiamo morire per i nostri peccati. Egli, però, è anche morto come nostro rappresentante, cosicché quando egli è morto, noi siamo morti con lui.
Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà.
Piuttosto lo avremmo riconosciuto subito come un criminale condannato che si avvia nel luogo dell'esecuzione.
Adesso Gesù Cristo ci chiama a negare noi stessi, prendere la nostra croce e seguirlo. E se stiamo portando la nostra croce e stiamo seguendo Cristo, allora c'è un solo posto dove possiamo essere diretti: la morte.
Portare la croce e la stessa crocifissione sono le immagini potenti di autonegazione che usa Gesù. Il contrasto con i molteplici movimenti che incoraggiano il potenziale umano è forte. Gli insegnamenti di autorealizzazione, autostima, autoriferimenti ecc. sono qui completamente fuori luogo.
Anzi, Gesù insegna ai suoi discepoli che troveranno loro stessi, si “realizzeranno”.
Ma la via dell'autorealizzazione per Gesù è quella dell'autonegazione, l'unica via per trovare noi stessi e perdere, lasciare, le nostre pretese, l'unico modo di vivere è morire a noi stessi.
Questo è un insegnamento estremamente importante oggi, visto che anche i cristiani hanno la tentazione di banalizzare il discepolato cristiano.
Essere cristiani non è diventare un poco più religiosi, aggiungere uno strato di pietà ad una vita profondamente secolare, perché in questo caso, basta poco per verificare che il cuore dell'uomo è rimasto pagano e senza Dio.
Diventare cristiani implica un cambiamento così radicale che nessuna cosa può rinchiudere il significato della morte e della resurrezione di Cristo.
Nulla può sostituire il morire alla vecchia vita, all'autoindulgenza ed alla propria volontà e il risuscitare ad una nuova vita, fatta di autocontrollo e gratitudine, in cui il mondo è stato crocifisso per noi e noi per il mondo.
Ecco perché la croce è importante per il nostro discepolato.
La chiesa cristiana è chiamata alla missione, ma non può esserci nessuna missione senza messaggio.
Qual è il nostro messaggio per il mondo? Esso è centrato sulla croce, nella verità che Dio ci ha amati ed ha dato se stesso, in Cristo, nella croce.
Consideriamo quello che Paolo ha detto ai Galati.
Cioè la croce è stato il centro del suo messaggio, egli ha rappresentato chiaramente Cristo crocifisso.
I Galati non hanno visto personalmente come Cristo è morto, vivono infatti a circa 200 Km da Gerusalemme.
A quanto ne sappiamo, neanche Paolo lo ha visto morire, ma attraverso la predicazione della croce l'apostolo ha portato il passato al presente ed ha reso l'evento storico della croce una realtà contemporanea per i suoi uditori.
Questo è anche quello che la santa cena fa. La parola tecnica è anamnesis, ricordo, cioè drammatizzare verbalmente e visualmente l'evento unico e irripetibile della croce.
Le conseguenze di questa presentazione diretta sono che Paolo era riuscito a far vedere (capire) ai Galati la croce, a far comprendere che Gesù era morto per i loro peccati, li aveva portati ad inginocchiarsi con grande umiltà e ricevere dalle mani del Salvatore il dono della vita eterna, dono assolutamente libero ed immeritato.
La predicazione della croce (1 Cor) è però uno scandalo, un'offesa all'orgoglio umano. Non possiamo ottenere nulla con i nostri sforzi, né possiamo contribuire minimamente ad essa (come ci piacerebbe poterlo fare …).
Invece tutto appartiene a Dio, e l'unica cosa permanete nostra con cui possiamo contribuire alla nostra salvezza è il peccato da cui abbiamo il bisogno di essere redenti. La croce è veramente umiliante, ci mostra nudi e proclama il nostro completo fallimento davanti Dio.
In questo contesto Paolo si contrapponi ai falsi insegnati che chiama giudaizzanti. Loro “predicano la circoncisione” (cioè l'obbedienza della legge come condizione per la salvezza) e in questo modo evitano la persecuzione a motivo della croce di Cristo.
Paolo, invece, predica Cristo Crocifisso (cioè la salvezza attraverso la croce) e in questo modo è costantemente perseguitato (:11; 6:12).
Da un lato possiamo avere successo e dire alle persone quello che vogliono sentire, cioè che loro sono persone per bene e possono ottenere la salvezza con i loro sforzi.
È il ministerio dolce che procura piaceri e soddisfazioni.
Dall'altro lato possiamo raccontare la verità che non vogliono sentire, riguardo al peccato, la colpa, il giudizio e la croce, e in questo modo suscitare la loro ostilità.
Cioè o siamo infedeli per essere popolari o se siamo pronti all'impopolarità possiamo essere determinati ad essere fedeli.
Questa è la centralità della croce di Cristo
Tutti noi vogliamo vantarci di qualche cosa. A volte sembra quasi che siamo nati per il vanto. Dobbiamo, in qualche modo, gonfiare il nostro ego. Quindi ci vantiamo della nostra cultura, della nostra educazione, del nostro status sociale, del nostro successo, della nostra reputazione, della nostra religione.
Alla fine c'è solo una vera alternativa davanti a noi.
O ci vantiamo di noi stessi e dei nostri successi o ci gloriamo di Cristo e della sua opera nella croce.
Non c'è nessuna possibilità di compromesso. Un distintivo importante del cristianesimo evangelico è che ci gloriamo solo nella croce di Gesù Cristo.

GRAZIE DI AVER LETTO TUTTO QUANTO, DIO TI BENEDICA